martedì 30 marzo 2010

Vlad Tepes, eccoci!


Il paletto deve essere solo ed esclusivamente di frassino, l'unica essenza arborea in grado di conficcarsi correttamente nel cuore del Principe (no, del conte di Hum si parlerà in altra occasione). Lasciando inoltre perdere tutta la letteratura che assegna al buon Stoker tendenze omossessuali, da cui paletto-frassino-Luttazzi, è venuto il momento di concentrarsi sullo storico momento del primo paletto conficcato nel terreno, per l'avvio ufficiale dell'attività agricola.
Alla cerimonia di inaugurazione sono intervenuti il vicesindaco Garlandi-Farrini nonchè il primo funzionario dell'ufficio agricoltura privata domiciliare dott. Boffa Masnaghi, titolare della pratica di concessione fondiaria incardinata sulla particiella suddetta. E proprio le parole pronunciate dal solerte e inappuntabile funzionario hanno destato la commozione dei numerosi astanti. "Alla crisi economica - ha sentenziato Masnaghi Boffa - si risponde con l'economia e non con il solito lamentoso piagnisteo giudeo-comunista che tanto danno ha già causato al nordest che produce. Oggi celebriamo quindi - ha aggiunto Boffa - un piccolo passo per il contadino ma un grande passo per la contadinanza" [applausi-bravo-lacrime-applausi].
Il primo picchetto si è conficcato morbidamente nella torba umida, guidato sapientemente dai successivi colpi di maglio agricolo. Analoga gloria per il secondo punto fermo orizzontalmente verticale.
Al momento di fissare il terzo punto a definizione del rettangolo la visuale oculare ha messo in dubbio le ferree certezze del Poncini, nota bibbia agricola di riferimento: possibile che per due gruppi familiari il profeta della contadinanza individui un'area coltivabile di 400 metri quadrati? L'arrivo provvido del Consulente ufficiale fuga ogni dubbio. L'agronomia talassomica del massimo esperto si riferiva, ovviamente, al periodo pre-riforma agricola. Cosa peraltro confermata dal Boffa Masnaghi, ricoprente incarichi d'ufficio da ben prima di tale spartiacque.
Nulla di sbagniato quindi, la dimensione agrimensuale è identica ma va calcolata diviso due, causa riforma agricola e meccanizzazione spinta delle campagne, nonvale.
Il quarto e definitivo picchetto può essere gloriosamente issato a congiunzione del rettangolo ideale.
Si può procedere con la fase 2.1: l'aratura.

(si ringraziano gli sponsor tecnici dell'evento: Federazione italiana tennis, Belstaff, Honda agrimotors, coop, Thor martelli e magli, agraria minima).

giovedì 25 marzo 2010

Dati tecnici preliminari


Il latifondo prescelto per l'attività orticola professionale è collocato alla periferia della città di G. e si estende su una superficie complessiva pari a circa 0,15 ettari. All'interno della proprietà è già presente un fondo coltivato da un agricoltore il quale però non rappresenta un significativo problema dal punto di vista della concorrenza commerciale, essendo imparentato con uno dei soci dell'impresa costituenda. L'appezzamento è inoltre dotato di impianto di irrigazione non automatico a tubo, di attrezzi professionali per la coltivazione agricola nonchè di contenitori tecnici per la produzione di letame biologico provenienti da resti edibili umani e non.
Le bibbie agricole di riferimento determinano in modo perentorio l'esigenza agrimensuale per due famiglie medie in circa 400 metri quadrati. Il Poncini, in particolare, a partire dalla quinta edizione del 1981, perchè nelle edizioni precedenti le informazioni erano più vaghe, definisce aspetti tecnici e filosofici fin dal primo capitolo.
Nel dettaglio quale perfetta epigrafe di questa attività imprenditoriale il Poncini afferma: "In questi decenni di meccanizzazione spinta agli estremi che fa dell'uomo il servo della macchina...l'umanità va sempre più scostandosi dalla natura. Chi ha assistito la sera all'uscita delle maestranze da certi opifici dove la macchina impone il suo ritmo; dove le colate abbacinano gli occhi e cuociono le carni...avrà potuto vedere esseri rotti, per molti dei quali, anzichè riposo e sonno, non v'ha, sovente, che la ricerca di eccitanti: alcole, tabacco e peggio".

Impostazione filosofica


Non siamo assolutamente capaci di fare niente.
Mai vista una zappa in tutta la vita mai presa in mano una forca, nemmeno per finta.
Nulla di semenze e lune, niente di niente di rotazione delle culture, ancor meno di concimi e azoto, forse qualcosa di parassiti (ma in altri settori).
Da queste premesse nasce con logica ferrea l'intenzione di creare una vasta piantagione di ortaggi ad uso personale, con il principale obiettivo di sentirci un poco latifondisti, proprietari terrieri, mezzadri, servi della gleba.
Tentativo probabilmente destinato a fallire miseramente per la gioia del nostro verduraro di fiducia. Ma ci si prova, innanzitutto con un'ampissima e approfondita fase di studio, scovando informazioni utili, indiscrezioni, credenze popolari da consulenti di fiducia, esperti, millantatori, parenti stretti, cugini.
I primi brainstorming producono gli effetti sperati: si pianteranno praticamente tutti gli ortaggi commestibili (ad eccezione del topinambur), magari anche qualcosa di illegale.
Definita anche l'attrezzatura minima fondamentale personale consistente in:
- galosce verdi
- tuta da lavoro verde o marrone
- cappello di paglia
- camicia a quadrettoni
Si parte, Isi Benini proteggici!

domenica 21 marzo 2010

Braccia rubate all'agricoltura

Domenica mattina, fine anni Settanta. In attesa o dopo il Gr, che già poco ci interessa, la radio gracchia di cose incomprensibili, di peronospera e di irrigazione, di fiere del tacchino e di prevenzione fitosanitaria.
E la "Vita nei campi".
Che lo spirito di Isi Benini sia con voi.